TORINO. SVELATA L’IDENTITA’ DEL “SANTO PADRE”

TORINO. SVELATA L’IDENTITA’ DEL “SANTO PADRE”

 

foto
Ha finalmente un nome il personaggio, raffigurato in un quadro di proprietà dei Gerbi, celebre famiglia di guaritori piemontesi, e per secoli denominato “Il Santo Padre”. La conferma è emersa in un Convegno tenutosi martedi 10 giugno presso l’Università Rebaudengo di Torino, dove nel corso della presentazione del libro “Liberami dal male”, che descrive l’attività dei “setmin” astigiani a cavallo di tre secoli, il professor Luigi Berzano, docente di sociologia presso l’Università di Torino, ha dimostrato trattarsi, attraverso una minuziosa ricostruzione storica, iconografica e fisiognomica, di un ritratto di San Francesco di Sales, il vescovo di Ginevra canonizzato per l’imponente attività pastorale ed un ragguardevole numero di miracoli e guarigioni, e che è anche il patrono di giornalisti e scrittori. Il ritratto, che da oggi ha così una identità sicura ed inoppugnabile, presenta sconcertanti analogie con un altro ritratto di Francesco di Sales, quello che Don Bosco trovò nel primo Oratorio, messogli a disposizione nel 1822 dalla Marchesa Giulia di Barolo presso l’Ospedale di Santa Filomena in via Cottolengo, e che fu, come scrive lo stesso Don Bosco nei Diari, una delle ragioni della scelta del nome dell’Ordine Salesiano. Le approfondite ricerche storiche ed antropologiche condotte, in ambito universitario e da studiosi, sull’attività della famiglia Gerbi, che si è estinta negli anni scorsi, proseguono ora con rinnovato vigore ed hanno già alimentato una ridda interminabile di analisi, discussioni e polemiche. Il quadro del “Santo Padre”, al centro dell’attività di guarigione esercitata sin dal XIX secolo dai Gerbi, è stato ceduto, per espressa volontà dell’ultima “guaritrice” contadina della famiglia, Carolina, alla Parrocchia di Valleandona, presso Asti, ed è quindi tornato, dopo secoli, alla Chiesa. Coincidenze e spunti di ricerca importanti per una storia intrisa di rimandi e corrispondenze assai ricche, che stanno alimentando numerosi filoni di indagine storica, antropologica e sociologica tra gli studiosi ed i ricercatori piemontesi e nazionali.