Testimonianze

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Una notte mio suocero è stato male, come altre volte: ogni tanto il male gli prendeva i reni, e non orinava più, quando gli capitava. Così al mattino lo vedevo, partiva e via. Quando tornava, non parlava mai, non diceva mai cosa faceva, ma prendeva una mezza cipolla, la metteva in un pentolino pieno d’acqua, sulla stufa. L’acqua bolliva e diventava marrone, e lui la beveva tutta. Io sentivo quell’odore di cipolle per la casa, al mattino, e allora capivo, mi dicevo “oh è andato da Pedrin”. E poi lui stava davvero bene.

Avevo dei dolori, il medico mi aveva dato delle punture da fare, da farmi da sola con la macchinetta a scatto. Ma dopo le prime mi è venuto un ascesso che non le dico. Una cosa dura, ho chiamato il dottore che mi ha guardato e ha detto “Ti devo incidere perché non va via”. Alla fine per l’infezione mi era venuta la febbre. Destino vuole che mio suocero, dal negozio, vede passare Luisa, per un caso. Ero lì con lui e mi dice: “Ma quella settimina!”. Le va incontro e le descrive il mio problema, così lei mi ha spiegato cosa dovevo fare: “metta dell’alcol”. Sempre quello. E m’è andata via! Tant’è vero che il medico ha detto “Che strano, avrei voluto inciderla” perché non era una ascesso normale, voleva vedere cosa c’era dentro di così duro. Ma così si è risolto. [X]

«Ero davanti la chiesa, circa vent’anni fa. Ero un po’ preso [affaticato, nda] nella respirazione, forse un po’ di bronchite. Lui mi avvicina davanti la chiesa e mi dice “Girati”. Da dietro ha fatto così due o tre volte, il segno della croce sulla mia schiena e via, passato tutto»

«Agostina ci faceva scrivere. Quando arrivavo là sul tavolo c’erano già il foglio e la matita, e io scrivevo, ad esempio “vorrei avere una gravidanza bella e tranquilla”. Lei non mi diceva “avrai una bambina, o un maschio”, no, mi diceva “vai tranquilla che avrai una gravidanza speciale”. Io però dovevo scrivere»

Ero già sposata, avevo circa 24 anni. Avevo una bambina, nata e cresciuta bellissima, sanissima. A 18-19 mesi fa la gastroenterite acuta. Chiamo il pediatra, che viene a casa e mi dice di portarla all’ospedale. Così la portiamo, la bambina peggiora giorno per giorno, con una dissenteria costante. Dopo quattro giorni circa, non ricordo bene, eravamo sempre più preoccupati: ormai non orinava nemmeno più, andava solo più di corpo. Non so se un mercoledì mattina, viene mia madre a vederla e vede mio marito piangere in corridoio, io invece andavo avanti a caffè. Lei mi dice di darle una maglietta della bimba, non ricordo se un camicino o una maglietta di sotto. Mio marito carica mia madre sulla moto che avevamo (non avevamo ancora l’auto), e si fa portare dalla vecchia, Agostina, la più anziana. Mio marito è rimasto fuori, dalla cascina, è entrata solo mia madre. Poi tornano a casa, e mio marito mi dice “metti subito questo addosso alla bambina”. Mi pare una maglietta, e io lo faccio, sa, quando sei in quello stato… E in poco tempo, forse dieci minuti, abbastanza poco tempo, la bambina fa la pipì, era due giorni che non la faceva. La suora allora passa (c’erano ancora le suore all’ospedale) e dice che era un buon segno. Da lì a pochi giorni siamo venuti a casa, e la bambina stava bene. E poi è stata sempre bene.

Mio figlio ha fatto una tesi di laurea in matematica, su un problema di un professore giapponese che non era riuscito a risolverlo. E mio figlio l’ha risolto. Dopo la tesi di laurea questo professore giapponese fa un convegno a Greifswald, in Germania, sul mare del nord, e l’ha invitato. Allora l’abbiamo portato alla Malpensa, per fargli prendere l’aereo per Berlino, dove avrebbe preso un altro treno.

Prima di arrivare a Greifswald, doveva incontrarsi con una persona che lo avrebbe portato al convegno, in un castello in un’isola, e che avrebbe dovuto avere una bandiera italiana per farsi riconoscere. Lui arriva nella cittadina, ma non trova nessuno. E col cellulare comincia a telefonare a casa, chiedendo cosa fare. Noi da casa potevamo fare poco. Ho telefonato a Pedrin e gli ho descritto il fatto, E lui mi risponde: “Eppure lo trova, deve trovarlo”. Richiamo mio figlio ma non lo troviamo. La cosa è andata avanti un’ora.

Ad un certo punto Pedrin si mette lì e dice “Eccrist.. – eeehmmm – i’fa andes sbatté ndem” in piemontese “gli faccia andare sbattere in dentro, quello lì c’è”. Dopo un po’ mio figlio mi chiama e mi dice “Sono andato a sbattere addosso ad uno che mi cercava, la bandierina ce l’aveva su un cappellino, piccolissima, e non la vedevo”. Così han preso l’ultimo traghetto per l’isola e sono arrivati al convegno

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